Giovedì Mar 11

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Venerdì 26 Febbraio 2010 17:29

Aprendo Repubblica del 24 febbraio si notano subito alcune cose: un articolo su un partito mai nato finalmente non rivolto al Pd, uno di Beppe D’Avanzo che parla (incredibile ma vero) di Berlusconi, e una dichiarazione attribuita a Massimo D’Alema (“è ancora l’uguaglianza la sfida globale del centrosinistra”) alla cui fine la redazione si dimentica di aggiungere un punto interrogativo, evitando di chiedersi se certe battaglie siano ancora portate avanti,  rendendosi conto che D’Alema e un punto di domanda in una frase stanno sempre bene, quando ad esempio viene chiederci quante volte ha perso, o per ricordarci che carica sta occupando in questo momento, mentre va a disquisire all’estero parlando di giovani generazioni(quella rappresentata da lui e da altri, certo, ma nel 1988) mentre la tv di cui si era appropriato a costo zero, il “giochino” preteso per contrastare la youdem veltroniana, perde d’interesse vista la dipartita del Walter e viene lasciata al suo destino mandando quattordici lavoratori in cassa integrazione. Dettagli, direbbe qualcuno, ma passiamo oltre. Ci sono le regionali, il 28 e il 29 di marzo, e ne scrivo qui un paio di appunti, sull’argomento sarà il mio unico articolo al riguardo, buttando lì qualche pronostico e qualche impressione.

Meglio parlarne ora, di regionali, di candidature e possibili vincitori, visto che solo un mese fa il Pd arrancava in un mare di incertezze, alleanze tra le più disparate, mandati esplorativi e chi ne ha più ne metta. La situazione vista col senno di poi presenta una situazione che, vista con gli occhi di allora, poteva essere molto peggiore, e va dato atto a Bersani di esserne uscito bene(non solo per meriti suoi) e al partito di galoppare verso un risultato che sarà positivo, segnerà un primo trend di crescita dopo il mezzo disastro europeo, e non farà perdere cosi tante regioni al centro sinistra, di questo sono convinto.

Dopo le diatribe in Umbria(tra veltroniani, bersaniani, dalemiani, ecc, in effetti il congresso non è ancora finito) dove per fortuna alla fine si è arrivati a un candidato di tutto rispetto nel nome di Catiuscia Marini, in Puglia(dove il lider Massimo ha fatto e disfatto a suo piacimento, mettendo in confusione perfino sé stesso arrivando ad affermare “in Puglia non ci capisco più niente) dove si è rasentato il ridicolo per diverse settimane, arrivando infine alle primarie che hanno ufficializzato una verità chiara a tutti da mesi, la vittoria schiacciante di Nichi Vendola e della sua primavera pugliese, mentre tutti i giovani” mestieranti ex di tutto si perdevano in calcoli matematici di alleanze, diktat di Casini e gradimento di nomi al televoto, ignorando quello che avevano già capito tutti, convinti comunque che la matematica non sia un opinione.

In Lazio, invece, è stata Emma Bonino a tirare il partito democratico fuori dal guscio post Marrazzo in cui si era chiuso da qualche mese,perso anche qui in sogni erotici/incubi notturni su Casini e quella sua percentuale inesistente di “cattolici” che dovrebbero ribaltare chissà quale risultato. Un partito col pallottoliere insomma. Emma ha perso in mano le redini, incassato l’appoggio di Zingaretti e degli ex popolari e lanciato la sfida a Renata Polverini, la candidata che piace a tutti, ma che ora per raggiungere la vittoria dovrà sudare le fatidiche sette camicie.

È passato del tempo, è dura essere obiettivi e riuscire a spiegarsi quello che già non riuscivamo a spiegarci mesi fa, però credo siano ancora attuali le parole di Michele Serra:

“…l’impressione è che buona parte delle esitazioni, delle incertezze, della confusione discenda dall’assenza di scelte politiche nazionali che aiuterebbero a orientarsi localmente. Con chi è alleato, o intende allearsi, il Pd di Bersani? Con l’Idv di Di Pietro o con il centro di Casini e forse Rutelli? Guarda agli elettori moderati, magari anche ai delusi del centrodestra, o intende mantenere il rapporto con l’Idv e recuperare alla sua sinistra l’otto per cento di voti dispersi alle ultime elezioni(più la notevolissima percentuale di astenuti)? Entrambe le scelte sono lecite: in politica prima si gioca, poi si vince o si perde. Ma non essendo assolutamente chiaro quale delle due opzioni prevalga(al di là della genericissima formula “vaste alleanze”, che odora di quell’improvvisato tatticismo tipico di chi non ha strategia), è inevitabile che anche a livello locale prevalga una stordente confusione. E, dentro la confusione, proliferano i personalismi, le scelte narcise o rancorose, e si accentua l’impressione di un partito debole zeppo di ambizioni forti, e gli alleati (vedi Casini)diventano i padroni della situazione anche quando non ne avrebbero il perso elettorale, e addirittura la voglia.”

Credo che Serra abbia spiegato meglio di molti altri com’è andata, e anche se ora la situazione è più chiara e si è riusciti a fare scelte responsabili, credo che queste parole vadano tenute a mente, perché sappiamo che al prossimo giro riaffiorerà questa difficoltà, questo “dilettantismo allo sbaraglio” che attanaglia i dirigenti e che si è impossessato anche del pragmatico Bersani, che ha poi provato a risollevarsi col dopo festival(…).

Proviamo, dunque, ad analizzare la situazione regione per regione:

In Piemonte, Mercedes Bresso è ricandidata contro il capogruppo della Lega alla camera Roberto Cota e dovrebbe vincere, non così facilmente, ma ha lavorato bene e verrà rieletta sicuramente.

In Liguria, viene ricandidato Claudio Burlando, nome che non mi ha convinto in molte sue scelte, contro l’ex governatore del Pdl Sandro Biasotti: regione più che mai in bilico, anche se credo alla fine Burlando ce la farà.

In Veneto vittoria pressoché certa per il ministro Luca Zaia contro Giuseppe Bortolussi e il candidato dell’Udc Antonio De Poli, peccato per il Pd non aver sfruttato l’opzione Laura Puppato, ma in ogni caso il risultato non sarebbe cambiato e dopo Galan il Veneto si conferma storica roccaforte di centro destra. Si rischia anche nel comune di Venezia, dove il ministro Brunetta è favorito e sfida l’avvocato Giorgio Orsoni, sperando in caso di vittoria si dimetta dalla sua carica di ministro.

In Lombardia il risultato è ancora più scontato: Roberto Formigoni è pronto a essere eletto per il suo quarto(!) mandato, nulla potrà lo sfidante del Pd Filippo Penati.

In Emilia Romagna Vasco Errani vincerà facilmente contro la Bernini del pdl e Galletti dell’Udc. Anche in Toscana il Pd la fa da padrone con l’ex assessore alla sanità Enrico Rossi, cosi come in Umbria(Marini), Marche(Gian Mario Spacca) e Basilicata(Vito De Filippo).

Scendendo verso altre regioni il risultato in molte di esse è meno scontato: in Campania dopo il malgoverno di Antonio Bassolino Vincenzo De Luca prova a mantenere la regione contro Stefano Caldoro: ce la farà. In Lazio la sfida tra le due donne si presenta molto affascinante, la mia preferenza è ovviamente per Emma Bonino(di cui però non ho apprezzato la candidatura anche nelle liste lombarde, contro il Pd) ma anche Polverini è un ottima candidata. Il mio pronostico è per una vittoria della Bonino sul filo di lana. In Calabria invece si profila una sconfitta per il governatore uscente Agazio Loiero, a favore del candidato Pdl e sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti  Infine resta la Puglia, Nichi Vendola si accinge a essere rieletto contro Adriana Poli Bortone dell’Udc e Rocco Palese del Pdl, checché ne dicano certi scienziati del Pd.

Questa è più o meno la situazione, spero di non essermi sbagliato, tra nomi e alleanze, la campagna elettorale sta per entrare nel vivo ma certi equilibri sembrano già chiari: il mio pronostico per le regionali è 10 a 3 per il centro sinistra. Troppo ottimistico? Assolutamente si, ma ho espresso un parere personale e so che sicuramente qualche regione verrà persa dal centro sinistra, probabilmente un paio tra Liguria Campania e Lazio, e che più probabilmente sarà 8 a 5 il risultato finale. Non parlerò più di regionali, ci sono troppe necessità in questo paese per perdere ancora tempo in questione elettorali, è necessario che gli eletti lavorino e provino a cambiare le cose, muovendosi dal più piccolo comune fino agli scranni più alti di Montecitorio.

Il mio voto non lo dichiaro, non ho ancora deciso e vorrei verificare alcune cose durante questa campagna elettorale. Per ora mi auguro, come ha detto Eugenio Scalfari qualche tempo fa, che “i partiti, disperatamente bisognosi  di un rinnovamento, sappiano cogliere l’occasione offerta da queste elezioni regionali, facendo un passo avanti verso l’obiettivo che da tempo hanno smarrito: raccogliere il consenso popolare sulla base di trasparenza e credibilità programmatica; fare da punto di raccordo tra il popolo e le istituzioni; tutelare la Costituzione e lo Stato di diritto. Questo dovrebbe essere il compito dei partiti, non quello di occupare le istituzioni e costituirsi come pura casta di potere.”

P.S. Le cose che vorrei verificare riguardano principalmente questo problema (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6899), ovvero la legge numero 165 del 2004 che impedisce la terza candidatura per i governatori, in questo caso riguardante Errani e Formigoni, che non mi sembra un problema da nulla. Ne stanno discutendo negli ultimi tempi in pochi, cercando di riflettere sulla retroattività e l’applicazione della legge, e credo sia vergognoso che i partiti, avendo entrambi un interesse a non farlo, non ne parlino e non spieghino la loro opinione né i criteri che hanno usato nella conferma delle candidature. Triste, molto triste.

Venerdì 12 Febbraio 2010 17:36

"remember when you used to be a rascal"

Arctic Monkeys - Fluorescent Adolescent

   

Esplosivi. Non c'è parola che potrebbe definire meglio gli Arctic Monkeys. E il concerto al Palasharp di Milano il 26 Gennaio non fa che confermarlo. La band di Sheffield è sulla cresta dell'onda ormai da anni e si vede. La combinazione di brano soft-brano tosto fa sì che non ci si stanchi mai e la scaletta è di prim'ordine e va a spaziare più o meno uniformemente fra i 3 album. 

Si parte con la fantastica Dance Little Liar, tratta dal loro ultimo album "Humbug", che come tutto l'abumè caratterizzata da un sound più maturo rispetto agli esordi della band, ma subito dopo e senza pausa si passa ad uno dei brani più celebri, ovvero la devastante Brianstorm, che ci conferma ancora una volta la fantastica abilità di tutti e 4 i membri della band, a partire dal batterista Matt Helders, sicuramente uno dei migliori sulla piazza.

Il concerto continua e oltre alle hit Criyng Lightning, I Bet You Look Good On A Dancefloor, When The Sun Goes Down c'è anche spazio per una ormai collaudata cover di Red Right Hand di Nick Cave, ovviamente in puro stile Arctic Monkeys.

Dopo la chiusura della prima parte con la magnifica Secret Door, durante la quale una pioggia di coriandoli sommerge il pubblico, è la volta di altri 2 brani di altissimo livello entrambi tratti dal secondo album Favorite Worst Nightmare, ovvero il singolo acchiappa teen-ager Fluorescent Adolescent e la cupa 505, che chiude un'ora e 40 sempre tiratissima di concerto. 

Esauriti i biglietti più di un mese prima del concerto, la speranza è che presto le Scimmie Artiche tornino in Italia durante l'estate, durante la quale il tour si dovrebbe prolungare.


When The Sun Goes Down: http://www.youtube.com/watch?v=ehwtDgPka6o&feature=related

Secret Door: http://www.youtube.com/watch?v=So6FFKgi7jM

Fluorescent Adolescent: http://www.youtube.com/watch?v=F-JLE7q116U


Dance Little Liar

Brianstorm

This House Is A Circus

Still Take You Home

Potion Approaching

Red Light Hand

My Propeller

Criyng Lightning

Catapult

The View From The Afternoon

I Bet You Look Good On A Dancefloor

Cornerstone

If You Were There, Beware

Pretty Visitors

Do Me A Favour

When The Sun Goes Down

Secret Door

Fluorescent Adolescent

505

 

Venerdì 05 Febbraio 2010 20:16

Il prode Muccino torna dopo due film negli states (uno discreto ma scontato, l’altro assolutamente fuori dalla realtà, ‘na cafonata) e prende l’unica sua opera degna di nota, quel last kiss imitato perfino a Hollywood, e mette in scena la più efficace trovata pubblicitaria cinematografica degli ultimi cinquant’anni: il sequel.

Prende i vecchi protagonisti (apparte Giovanna Mezzogiorno, che ha opposto un secco rifiuto, grande Giovanna) e apparecchia la tavola con un minestrone di “dieci anni dopo, i nostri eroi ritornano alle prese con amori desideri delusioni sogni eccecc” e cerca di far progredire i suoi personaggi, o meglio semplicemente concedendo loro un giretto circolare per poi tornare al punto di partenza, senza riuscire a farli crescere, come un capriccio qualsiasi di un piccolo artista che riprende in mano le sue creature cosi, per curiosità,per giocarci ancora un po’ se non, ma non vorrei pensare male, per puro interesse economico.

Se almeno la prima opera  ci raccontava qualcosa sui trentenni (un po’ ci riusciva un po’ non ci riusciva, almeno ci provava), bè questa sui novelli quarantenni non ci dice proprio nulla, mette insieme qualche stereotipo, ma in generale mostra lampante la mancanza di idee in una sceneggiatura che mette in scena due ore e venti (due ore e venti!) di piattezza assoluta, in un pout pouri di portiere sbattute e litigi infiniti, dentro belle case e prati fioriti, pioggia a go go per le scene drammatiche e attori di livello ridotti a ruoli senza carattere.

Viene da chiedersi perché alcuni tra i migliori attori della loro generazione accettino di interpretare il luogo comune di un’età mai descritta, di ex giovani sempre giovani che vagano qua e là tra macchine costose e uffici di nonsisacosa, senza leggere giornali né guardare la tv né chiedersi cosa succede nel mondo, domandandosi soltanto e in maniera isterica se “lei ti ama o non ti ama, e lei chi è”, tra corna reciproche, pianti a dirotto e scenate isteriche nella migliore tradizione mucciniana. Che poi uno si chiede quale immagine non dico vogliamo dare, ma quale immagine ogni cittadino ha del proprio paese, e se magari ce l’ha. Questi quarantenni problemi apparte quelli sentimentali con la loro bella sembrano non averne, denotando l’assenza di senso civico o almeno di un semplice concetto di socialità che li  renda partecipi dei problemi della collettività, cose tipo il rapporto con un immigrato, qualcuno che perde il lavoro, qualcun altro che non riesce ad avere un processo equo o ad avere eguali diritti nonostante la diversa religione o preferenza sessuale, cose normali in questo paese (il massimo dell’attualità sta in frasi come “c’è la crisi”).

Tralasciando la citazione iniziale verso Fini (che è l’inizio del nulla, perché se prima sei un fascista picchiatore e poi un berlusconiano che fa le leggi ad personam non è che dal nulla rappresenti la salvezza e la novità), verrebbe da dire che se questi sono i quarantenni, l’Italia lasciamola ai dinosauri, lasciamola precipitare lentamente nel baratro, spinta inconsciamente dagli ultimi disinteressati, perché di speranza non ce n’è.

Poi se vogliamo limitarci all’aspetto “artistico-narrativo”, diciamo che nessuno dei protagonisti si prende una responsabilità, nessuno sceglie il coraggio come via di risoluzione dei problemi, a tutti viene indicata la via giusta quasi come cadesse dal cielo, nel peggiore e nel più forzato dei lieti fine. Viene quasi da dire, blasfemia, che l’unico che tiri fuori le palle sia il personaggio di Claudio Santamaria (l’unico che tenta di salvarsi, assieme a Sabrina Impacciatore), suicida in una delle ultime scene, finalmente convinto della strada da prendere senza guardarsi indietro, opinione strana certamente, ma a mio parere quasi sensata.

Poi la mia personale opinione è che il buon Accorsi stia tanto bene a Parigi, che di Pasotti dalle scene non sentivamo la mancanza, e che Favino apparte nei lavori con Muccino sarebbe anche un buon attore (o almeno, visto la prova in questo, un attore), mi piace pensare che il cinema italiano non sia questo, non sia quello di Medusa dei Muccino e della pubblicità a ogni scena, dei finti maestri narratori dell’irrealtà, ma possieda ancora una sua verginità che fatica a mantenere ma per la quale lotta con tutte le sue forze, perché una speranza c’è, e viene tradotta nei titoli che ogni anno escono, invisibili e poco considerati, cocciuti nel tentare di mostrarci un paese per quello che è, ormai a pezzi ma che avremmo le capacità di ricostruire, senza però nè l’interesse né la voglia per farlo davvero. Evitando di fare il disfattista, e vedendo attorno a me ancora tante occasioni, ho un suggerimento per tutti quelli che ci impediscono di farlo. Al buon Muccino infatti consiglierei, stile migrante primo novecento, una nuova traversata dell’atlantico, alla scoperta di un mondo sfavillante pieno di opportunità per le sue toccanti storie di vita. Vai Gabriele, vai e non ti voltare, noi amanti del cinema ce ne faremo una ragione.

Venerdì 22 Gennaio 2010 16:03

Sono contento di essere arrivato tardi, che tanti se n’erano già accorti. Sono contento che le mie aspettative non siano state deluse, e sono contento di non essere l’unico a pensarlo,  anche se siamo ancora troppo pochi, ma mi associo a tutti quei pensieri. A tutti quei pensieri di quelli che quando vedono James Cameron che ci parla di 3D, di golden globe, di guadagni e sequel, cambiano canale girano pagina, e si perdono nelle storie, quelle raccontate bene, quelle che sembrano raccontate da noi. Che si perdono nella Livorno di venti trent’anni fa tra feste paesane e sezioni del Piccì,  una madre “importante”, ingombrante, che non sembra stare molto ferma,  un figlio che non è mai convinto, un figlio la cui prima cosa bella non lo è più tanto, “tutto il tempo a scrivere poesie tristi e a farsi seghe sui giornalini”, un futuro da tossico, ignoto normale, tanto se qualcosa non va si potrà sempre cantare.

Virzì continua a fare passi avanti, dopo aver descritto l’Italia contemporanea come nessuno (caterina va in città e tutta la vita davanti) ci racconta una piccola epopea, nella sua Livorno, rossa come non mai, nella Toscana che sembra essere sempre più sua, tra i set di Risi e Mastroianni, i carabinieri e le cameriere, e quelli di una volta a dirci “era proprio cosi”.

E noi tutti li ad eccitarci, però a dirci è una piccola storia non roviniamola, per tutti noi che gli occhialini li mettiamo sott’acqua non dentro un cinema, per noi che vogliamo essere diversi, che siamo diversi, e pazienza quelli che ci diranno ve la tirate o resterete sempre soli, noi a sussurrarci diamo a cesare quel che è di cesare, urliamo tutti insieme che Valerio Mastandrea in questo momento è il miglior attore italiano, certo nel pianeta di noi mortali e non in quello di Toni Servillo, ma sempre migliore è. Poi tutti a zittirci ad abbassare la voce, che neanche a lui piacerebbe, lui resta quello di velocità massima e non pensarci. E allora proviamo a dire che Claudia Pandolfi la vorremmo in ogni film, ed è sempre più perfetta, ma anche qui non urliamo, ci basta un suo sorriso. Però camminiamo verso casa soddisfatti, per sopportare quel peso non ci servono tentativi di kolossal, oscar ad personam, nel paese dove non possiamo costruire un capolavoro a tavolino, ma possiamo ancora improvvisare piccole meraviglie.

E come a dire ha ragione Concita, “ridiamo le parole alle cose”, aggiungendo però che questa Italia sembra ancora non sia perduta, sembra voglia perdersi ma poi cambia idea, e queste opere non vogliamo sottovalutarle perché non sono solo storie sono speranze, sono tutto quel sommerso dentro di noi che sembra lentamente riaffiorare, pazienza se servirà un bagno nell’acqua fredda, tanto non abbiamo il costume. Più fredda sarà, più servirà a svegliarci, perché Virzì ha quel pregio lì, è amaro, quanto mai realistico, è la realtà che non ti aspetti ma dovrai affrontare, è come una vecchia canzone nell’Italia che non c’è più, o come una bellissima canzone ancora da scrivere, nell’Italia che non sai come sarà. Il bello di Virzì, però e nonostante tutto, è che un sorriso non te lo nega mai, ed è un sorriso, quello più adatto, quel sorriso che ti permette di capire.

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