Venerdì Set 03

Cinema

Le recensioni di ogni film, cortometraggio o videoclip ci capiti sotto mano

Non era meglio l'America?

Scritto da pier Venerdì 05 Febbraio 2010 20:16
Arte e Cultura - Cinema
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Il prode Muccino torna dopo due film negli states (uno discreto ma scontato, l’altro assolutamente fuori dalla realtà, ‘na cafonata) e prende l’unica sua opera degna di nota, quel last kiss imitato perfino a Hollywood, e mette in scena la più efficace trovata pubblicitaria cinematografica degli ultimi cinquant’anni: il sequel.

Prende i vecchi protagonisti (apparte Giovanna Mezzogiorno, che ha opposto un secco rifiuto, grande Giovanna) e apparecchia la tavola con un minestrone di “dieci anni dopo, i nostri eroi ritornano alle prese con amori desideri delusioni sogni eccecc” e cerca di far progredire i suoi personaggi, o meglio semplicemente concedendo loro un giretto circolare per poi tornare al punto di partenza, senza riuscire a farli crescere, come un capriccio qualsiasi di un piccolo artista che riprende in mano le sue creature cosi, per curiosità,per giocarci ancora un po’ se non, ma non vorrei pensare male, per puro interesse economico.

Se almeno la prima opera  ci raccontava qualcosa sui trentenni (un po‚Äô ci riusciva un po‚Äô non ci riusciva, almeno ci provava), b√® questa sui novelli quarantenni non ci dice proprio nulla, mette insieme qualche stereotipo, ma in generale mostra lampante la mancanza di idee in una sceneggiatura che mette in scena due ore e venti (due ore e venti!) di piattezza assoluta, in un pout pouri di portiere sbattute e litigi infiniti, dentro belle case e prati fioriti, pioggia a go go per le scene drammatiche e attori di livello ridotti a ruoli senza carattere.

Viene da chiedersi perch√© alcuni tra i migliori attori della loro generazione accettino di interpretare il luogo comune di un‚Äôet√† mai descritta, di ex giovani sempre giovani che vagano qua e l√† tra macchine costose e uffici di nonsisacosa, senza leggere giornali n√© guardare la tv n√© chiedersi cosa succede nel mondo, domandandosi soltanto e in maniera isterica se ‚Äúlei ti ama o non ti ama, e lei chi √®‚Äù, tra corna reciproche, pianti a dirotto e scenate isteriche nella migliore tradizione mucciniana. Che poi uno si chiede quale immagine non dico vogliamo dare, ma quale immagine ogni cittadino ha del proprio paese, e se magari ce l‚Äôha. Questi quarantenni problemi apparte quelli sentimentali con la loro bella sembrano non averne, denotando l‚Äôassenza di senso civico o almeno di un semplice concetto di socialit√† che li  renda partecipi dei problemi della collettivit√†, cose tipo il rapporto con un immigrato, qualcuno che perde il lavoro, qualcun altro che non riesce ad avere un processo equo o ad avere eguali diritti nonostante la diversa religione o preferenza sessuale, cose normali in questo paese (il massimo dell‚Äôattualit√† sta in frasi come ‚Äúc‚Äô√® la crisi‚Äù).

Tralasciando la citazione iniziale verso Fini (che è l’inizio del nulla, perché se prima sei un fascista picchiatore e poi un berlusconiano che fa le leggi ad personam non è che dal nulla rappresenti la salvezza e la novità), verrebbe da dire che se questi sono i quarantenni, l’Italia lasciamola ai dinosauri, lasciamola precipitare lentamente nel baratro, spinta inconsciamente dagli ultimi disinteressati, perché di speranza non ce n’è.

Poi se vogliamo limitarci all’aspetto “artistico-narrativo”, diciamo che nessuno dei protagonisti si prende una responsabilità, nessuno sceglie il coraggio come via di risoluzione dei problemi, a tutti viene indicata la via giusta quasi come cadesse dal cielo, nel peggiore e nel più forzato dei lieti fine. Viene quasi da dire, blasfemia, che l’unico che tiri fuori le palle sia il personaggio di Claudio Santamaria (l’unico che tenta di salvarsi, assieme a Sabrina Impacciatore), suicida in una delle ultime scene, finalmente convinto della strada da prendere senza guardarsi indietro, opinione strana certamente, ma a mio parere quasi sensata.

Poi la mia personale opinione è che il buon Accorsi stia tanto bene a Parigi, che di Pasotti dalle scene non sentivamo la mancanza, e che Favino apparte nei lavori con Muccino sarebbe anche un buon attore (o almeno, visto la prova in questo, un attore), mi piace pensare che il cinema italiano non sia questo, non sia quello di Medusa dei Muccino e della pubblicità a ogni scena, dei finti maestri narratori dell’irrealtà, ma possieda ancora una sua verginità che fatica a mantenere ma per la quale lotta con tutte le sue forze, perché una speranza c’è, e viene tradotta nei titoli che ogni anno escono, invisibili e poco considerati, “cocciuti” nel tentare di mostrarci un paese per quello che è, ormai a pezzi ma che avremmo le capacità di ricostruire, senza però nè l’interesse né la voglia per farlo davvero. Evitando di fare il disfattista, e vedendo attorno a me ancora tante occasioni, ho un suggerimento per tutti quelli che ci impediscono di farlo. Al buon Muccino infatti consiglierei, stile migrante primo novecento, una nuova traversata dell’atlantico, alla scoperta di un mondo sfavillante pieno di opportunità per le sue toccanti storie di vita. Vai Gabriele, vai e non ti voltare, noi amanti del cinema ce ne faremo una ragione.

 

Accanto alla felicità che dorme

Scritto da pier Venerdì 22 Gennaio 2010 16:03
Arte e Cultura - Cinema
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Sono contento di essere arrivato tardi, che tanti se n‚Äôerano gi√† accorti. Sono contento che le mie aspettative non siano state deluse, e sono contento di non essere l‚Äôunico a pensarlo,  anche se siamo ancora troppo pochi, ma mi associo a tutti quei pensieri. A tutti quei pensieri di quelli che quando vedono James Cameron che ci parla di 3D, di golden globe, di guadagni e sequel, cambiano canale girano pagina, e si perdono nelle storie, quelle raccontate bene, quelle che sembrano raccontate da noi. Che si perdono nella Livorno di venti trent‚Äôanni fa tra feste paesane e sezioni del Picc√¨,  una madre ‚Äúimportante‚Äù, ingombrante, che non sembra stare molto ferma,  un figlio che non √® mai convinto, un figlio la cui prima cosa bella non lo √® pi√π tanto, ‚Äútutto il tempo a scrivere poesie tristi e a farsi seghe sui giornalini‚Äù, un futuro da tossico, ignoto normale, tanto se qualcosa non va si potr√† sempre cantare.

Virzì continua a fare passi avanti, dopo aver descritto l’Italia contemporanea come nessuno (caterina va in città e tutta la vita davanti) ci racconta una piccola epopea, nella sua Livorno, rossa come non mai, nella Toscana che sembra essere sempre più sua, tra i set di Risi e Mastroianni, i carabinieri e le cameriere, e quelli di una volta a dirci “era proprio cosi”.

E noi tutti li ad eccitarci, però a dirci è una piccola storia non roviniamola, per tutti noi che gli occhialini li mettiamo sott’acqua non dentro un cinema, per noi che vogliamo essere diversi, che siamo diversi, e pazienza quelli che ci diranno ve la tirate o resterete sempre soli, noi a sussurrarci diamo a cesare quel che è di cesare, urliamo tutti insieme che Valerio Mastandrea in questo momento è il miglior attore italiano, certo nel pianeta di noi mortali e non in quello di Toni Servillo, ma sempre migliore è. Poi tutti a zittirci ad abbassare la voce, che neanche a lui piacerebbe, lui resta quello di velocità massima e non pensarci. E allora proviamo a dire che Claudia Pandolfi la vorremmo in ogni film, ed è sempre più perfetta, ma anche qui non urliamo, ci basta un suo sorriso. Però camminiamo verso casa soddisfatti, per sopportare quel peso non ci servono tentativi di kolossal, oscar ad personam, nel paese dove non possiamo costruire un capolavoro a tavolino, ma possiamo ancora improvvisare piccole meraviglie.

E come a dire ha ragione Concita, “ridiamo le parole alle cose”, aggiungendo però che questa Italia sembra ancora non sia perduta, sembra voglia perdersi ma poi cambia idea, e queste opere non vogliamo sottovalutarle perché non sono solo storie sono speranze, sono tutto quel sommerso dentro di noi che sembra lentamente riaffiorare, pazienza se servirà un bagno nell’acqua fredda, tanto non abbiamo il costume. Più fredda sarà, più servirà a svegliarci, perché Virzì ha quel pregio lì, è amaro, quanto mai realistico, è la realtà che non ti aspetti ma dovrai affrontare, è come una vecchia canzone nell’Italia che non c’è più, o come una bellissima canzone ancora da scrivere, nell’Italia che non sai come sarà. Il bello di Virzì, però e nonostante tutto, è che un sorriso non te lo nega mai, ed è un sorriso, quello più adatto, quel sorriso che ti permette di capire.

Il meglio degli anni zero

Scritto da pier Sabato 26 Dicembre 2009 12:02
Arte e Cultura - Cinema
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Di questi ultimi giorni dell'anno, alcuni siti web si sbizzarriscono nel proporre sondaggi sulle migliori opere del decennio in fatto di libri, cd, e film.

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Costoso uguale bello? (ottimo Up)

Scritto da Jan Martedì 27 Ottobre 2009 21:38
Arte e Cultura - Cinema
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Sabato sera ero al cinema Capitol per vedere il film in 3D Up.

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Fortapàsc

Scritto da pier Venerdì 27 Marzo 2009 20:18
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Non sapevo bene in quale sezione postare,

 

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