Invettive
Quando non ce la facciamo pi√π a sopportare, quando abbiamo voglia di gridare "Basta!" a tutto e tutti i potenti
Generacion Y?
Scritto da Jan
Domenica 13 Dicembre 2009 10:26
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Raffrontare fonti diverse sullo stesso argomento è, sempre, salutare.
Statista o opportunista?
Scritto da pier
Venerdì 04 Dicembre 2009 18:23
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Si va tanto parlando in questi giorni di Gianfranco Fini,
Liberi dal crocifisso?
Scritto da Jan
Mercoledì 04 Novembre 2009 09:39
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Togliere il crocifisso dalle aule delle istituzioni credo sia la minima condizione per cominciare un progressivo e inevitabile allontanamento dal soffocante abbraccio del Vaticano. Certo, il crocifisso in sè è un pezzo di legno che non può infastidire, ma nella sua funzione simbolica è una negazione in partenza delle condizioni di uguaglianza che sono formalmente le basi imprescindibili per una libertà religiosa reale.
Sembra di sognare quando vediamo il Governo italiano fare ricorso nei confronti della Corte Europea: uno Stato, un'istituzione laica e repubblicana, che ricorre a un'altra istituzione laica, perchè quest'ultima ha dichiarato che le varie religioni hanno uguale dignità e devono avere uguale rappresentazione, anche formalmente. E sembra di sognare quando sentiamo il segretario del principale partito non al governo dire: "Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per
nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il
buonsenso finisce di essere vittima del diritto". Mah, questo abusato buonsenso che mi pare a questo punto parecchio soggettivo.
Insomma, un'esigenza laica molto maggiore nella popolazione - totalmente relativista oramai, come nei peggiori incubi di Ratzinger - che nei dirigenti che si ostinano a farsi scudieri di un'istituzione con poteri ormai "solo" formali.
Rutelli è il più coerente del PD
Scritto da Jan
Domenica 01 Novembre 2009 19:12
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C'è un grande polverone attorno alla fuoriuscita di Rutelli dal PD
Politici autoreferenziali? Magari!
Scritto da Jan
Giovedì 29 Ottobre 2009 20:54
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Invettive
Una delle accuse che rivolgiamo ai politici è quella di essere autoreferenziali. Cioè di parlare a se stessi, preferibilmente di se stessi, come se al di là della carta stampata, della telecamera, di Montecitorio e Palazzo Madama non ci fosse nessuno cui affidare il giudizio sul proprio lavoro. Ma siamo veramente sicuri che il problema della politica italiana sia questo? Certo, spesso vediamo i nostri parlamentari lavorare attorno a problematiche assolutamente private. Ma il linguaggio adottato nei flash dei telegiornali o nei talk-show è tutt'altro che autoreferenziale. E' farcito di slogan, proclami, spessissimo populista e per nulla adeso alla realtà e al campo del realizzabile. Tutto ciò che viene detto, proposto è diretto al pubblico, a casa, alle teste e soprattutto alle pance degli spettatori, senza nessun legame con parametri economici, etici, ambientali. Non sarebbe bello vedere dibattiti fuori onda, con politici convinti di parlare solamente tra di loro, senza bisogno di lanciare promesse irrealizzabili o insulti banali per fini di lucro elettorale? Probabilmente ne sentiremmo delle belle, con rivelazioni e ammissioni impensabili nel mondo della comunicazione a tutti i costi. Tante fonti diverse d'informazione non hanno finora permesso un maggiore contrasto alle balle politiche, ma hanno costituito un megafono ancora più temibile per tutti gli imbonitori da fiera che affollano l'emiciclo italiano.
Spesso però sappiamo essere i politici tanto interessati verbalmente ai cittadini (ma soprattutto al popolo senza spirito critico e civico, più permeabile agli slogan elettorali) quanto realmente autoreferenziali nella pratica politica e legislativa quotidiana. Un paradosso che sfocia nel solito Silvio Berlusconi, il politico più autoreferenziale e populista nello stesso momento. Quante leggi ad personam, per proprio uso e consumo, si è fatto ogni volta si è seduto a Palazzo Chigi? Eppure nessuno come lui riesce a dare l'impressione di essere anti-casta, distante dal politichese, vicino alle problematiche dei cittadini, del popolo. Pochi, quasi nessuno si permette di dare dell'autoreferenziale a Berlusconi. E nella società dell'infotainment, dello slogan al posto dei programmi, ha, immancabilmente, ragione lui.

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