Venerdì Set 03

Politica

L'arte pi√π bella inventata dall'uomo, troppo spesso degenerata nel mero interesse lucrativo personale, specialmente nel Belpaese

Che noia queste elezioni

Scritto da Jan Lunedì 29 Marzo 2010 09:25
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Ho fatto volentieri a meno di scrivere a proposito delle elezioni regionali, vista la totale assenza di novità sul panorama nazionale.

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Liberi! (forse)

Scritto da Jan Lunedì 25 Gennaio 2010 20:49
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Politica, per modo di dire

Scritto da Jan Martedì 19 Gennaio 2010 17:59
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Dopo la lunga pausa natalizia, Bellavoglia riprende a scrivere e comunicare le sue pessime idee.

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Giovani e incazzati

Scritto da Jan Domenica 06 Dicembre 2009 19:14
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"Ai tg non ho sentito niente, quindi pensavo fosse stato un fiasco".

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Provare a ripartire, tornare a credere

Scritto da Bellavoglia Sabato 24 Ottobre 2009 14:59
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Potrei spiegare per l’ennesima volta di cosa tratta la mozione, potrei dirvi il motivo per cui mi ha convinto, potrei dirvi perché secondo me dovreste votarla: potrei dirvi tante cose, e nulla vi convincerebbe davvero. Meglio guardare ai fatti: una mozione, una
terza via, creata dal nulla da un nugolo di volontari coraggiosi, presi poco sul serio fin dall’inizio ma che hanno creato qualcosa, presentando un politico non di professione alla segreteria e legittimando la propria presenza alle primarie con un ottimo risultato nei circoli, raggiunto quando ormai tutti avevano più volte scosso la testa. Sono pochi fatti, chiari, che descrivono splendidamente dei si e dei no, anch’essi molto chiari. Di fare appelli, e controappelli non ne ho voglia,vorrei solo dirvi una cosa che un volontario ha detto qualche giorno fa: davanti ai temi decisivi (immigrazione, lavoro, ambiente, diritti civili, questione morale e tanto altro), possiamo scegliere come al solito di dire alle persone che hanno bisogno di soluzioni “aspettate, portate pazienza”, continuando la falsariga di una politica immobile e autoreferenziale, chiudendo ancora la porta a un futuro pieno di novità e a coloro che possono renderlo possibile, quel futuro. Oppure possiamo aprirle, le porte di questo partito e di questo paese, a chi sceglie finalmente il Partito Democratico come il modo migliore per raggiungere quel futuro, a chi sceglie di voler fare un passo avanti e porta in dote nuove idee e nuove proposte. Per questo la nostra sarà pure una causa disorganizzata, con qualche lacuna, con personaggi nuovi e poco conosciuti, sarà pure una “causa persa” ma, per raggiungere questi
obiettivi posso dirvi che la mozione che sostengo è, oltre ogni ragionevole dubbio, quella giusta.

Questo il mio ultimo “endorsement” per Ignazio Marino, candidato alla segreteria nazionale del PD, e per Thomas Casadei candidato a quella regionale.Sono gli ultimi giorni di campagna, e ripenso un po’ al percorso di questi due mesi, la mia prima esperienza politica: i giorni di luglio, il lingotto dei Piombini, dalla Serracchiani a Chiamparino e da lui a Marino, e il tesseramento per cominciare a rimboccarsi le maniche offrendo il proprio impegno, invece che continuare a lamentarsi degli altri. I primi passi nell’ambiente, la collaborazione come editor per la preparazione del programma di Thomas Casadei, le letture interminabili delle mozioni alternate coi libri degli esami rimasti indietro. La ricerca di proseliti nella piccola Castenaso, qualche giro nei paesini a presentare la mozioni, i congressi delle persone, quelle di nuovo da ascoltare, quelle da mettere di nuovo al centro della proposta.Il congresso di circolo e quel delegato conquistato, la convenzione provinciale con l’intervento di Enrico Procopio e quella regionale con quello, bellissimo, di Thomas. In mezzo un sacco di parole, giornali e blog, un’intervista meravigliosa di Pietro Spataro a Ignazio Marino alla festa dell’Unità. Qualche amicizia trovata sul campo, nata su battaglie comuni, che sono nate prima di questa avventura e che verranno portate avanti anche dopo la sua naturale conclusione. Nel continuo della campagna tanti discorsi, mille incontri, il ruolo di outsider (o di invisibili, per certi giornali) e poche convinzioni, chiare e decise: laicità come metodo, dire dei si e dei no molto chiari sui ogni tema, un partito che sappia aggregare, “strutturato perché partecipato”, e il sentore che se non fosse per questo chirurgo e per la sua proposta cosi anticonvenzionale per la politica di oggi, molti di noi questo percorso neanche l’avrebbero intrapreso.

La preoccupazione per un dibattito lungo e che spesso è sembrato autoreferenziale, ma che nei suoi momenti migliori ha visto la partecipazione di quattrocentomila persone nei circoli impegnate, al di là dello schieramento per una delle tre mozioni, a creare un’alternativa finalmente valida e reale. Nel mezzo, una visione privilegiata su un paese che ondeggiava tra timidi raggi di sole, l’incostituzionalità del lodo alfano decretata dalla consulta, e preoccupanti rannuvolamenti, dalle poche risposte alla crisi economica allo scudo fiscale fino alla bocciatura della legge Concia alla camera, in un giorno in cui la maggior parte degli italiani si è convinta che a perdere fosse stata solo una porzione di paese, “diversa”, e non l’Italia intera come in realtà è successo.
Dalla convenzione nazionale fino al duello televisivo di Youdem, passando da quello delle Iene, una cantilena di domande e di progetti, di intenzioni e convinzioni, tra alleanze e risposte più o meno chiare. Si forse traspare anche dalle mie parole un po’ di stanchezza verso la fine di questa maratona, ma approfitto di quest’ultima occasione per ribadire ciò che già è stato detto da molti, ma che va comunque sottolineato: Il 25 ottobre è NECESSARIO andare a votare, provare a sostenere il partito che può essere la svolta per l’Italia.
Riguardo alla preferenza, credo ancora che l’opzione Ignazio Marino sia la più valida. La sua corsa alla segreteria fatta di volontari entusiasti, di persone e di politica dal basso, di risposte chiare e di nuovi argomenti, di un partito che faccia sintesi delle diverse opinioni al suo interno, che discuta animatamente ma che sia unito di fronte al paese. Un Partito Democratico che sia il protagonista principale del cambiamento dell’Italia, non una forza come tante in una coalizione che non riesce a governare.
Un nuovo modo di intendere la politica, quello che a ogni insulto, diceva Zapatero, risponde con una proposta. Quello di chi crede che la politica possa trovare soluzioni se esercitata con passione e nel
migliore dei modi, abbandonando quella sindrome da ultima spiaggia e ricominciando a pensare che qualche piccolo passo ragionato nel tempo sia più utile che corse sfrenate alla cieca. Tornare a crederci, insomma, è il risultato minimo che dovrà scaturire dalle primarie di domenica: e vista la situazione e la portata dell’obiettivo, ritrovare entusiasmo e partecipazione per questo partito sarebbe già un grande risultato.

 Pier

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