Giovani e incazzati
Scritto da Jan Domenica 06 Dicembre 2009 19:14
Attualità - Politica
"Ai tg non ho sentito niente, quindi pensavo fosse stato un fiasco".
Niente meglio di questa frase di un mio amico, curioso di sapere com'era andata la manifestazione contro Berlusconi, riassume il senso più profondo e la realtà più patetica che stanno dietro al No B Day. Una giornata pazzesca, stupenda, di gioia e fatica, di speranze destinate a essere disattese, ma che ora sono tali e non possiamo che vedere e accogliere col cuore spalancato.
Quando, verso le due, siamo arrivati a Piazza della Repubblica, ci saremmo aspettati di tutto, tranne che la manifestazione sarebbe stato un successo. Piazza, neanche enorme, piena per due terzi, piena di oggettistica antiberlusconiana (mascherine, magliette, palloncini, striscioni tra cui l'inimitabile "Berlusconi figlio di Carfagna") ma con meno, molta meno gente di quanto ci aspettassimo. E, dopo il lungo viaggio in pullman e l'arrivo in metropolitana, con lo stomaco semivuoto a gridare vendetta, aspettare un'ora e mezza fermi nella piazza ci ha tolto parecchio dell'entusiasmo iniziale e affaticato parecchio. Alla vana ricerca di un posto dove sedersi, di cestini dove buttare le bottigliette di plastica, di apparenti movimenti della folla in direzione del percorso prestabilito (a noi sconosciuto), tanto da inseguire persone in marcia - "Ecco, partono! Andiamo, andiamo" - che si rivelano miraggio puntualmente disatteso. Un fiumiciattolo di persone in direzione del possibile tragitto, nè più grande nè più convinto degli altri cui avevamo dato fiducia, ci ha convinto a muoverci, a lasciare Piazza della Repubblica per andare ovunque. Le note di "El pueblo unido jama's sera vencido" provenienti da un camion dall'incedere lento circondato da bandiere rosse fanno da sottofondo al nostro avvicinamento al corteo che da piccolo raduno si trasforma a ogni nostro passo in fiume in piena via via più grande di cui non si intravede la fine. Ma allora qualcuno c'è, e a ogni incrocio riusciamo a dare un occhiata più lontano, e ancora non si vede l'asfalto, ma solo bandiere rossa e viola, e striscioni e camioncini e persone che camminano lente, lentissime. Alcune persone si affacciano dai palazzi e dagli alberghi, dalla signora distaccata dell'hotel ai solidali con stracci viola di ordinanza. Il camion vicino a noi amplifica le note dei "Cento passi" dei Modena City Ramblers ed è un coro potente e festoso che ricorda Peppino Impastato e le vittime della mafia, mentre cerchiamo il lato più veloce per procedere in mezzo alla marea di cui non vediamo la fine. Attorno a noi giovani, tantissimi e davvero giovani, in mezzo a cinquantenni e sessantenni: come un salto generazionale, che abbraccia nonni e nipoti, relegando ai genitori un mondo di disinteresse e passività che oggi vogliamo dichiarare finito. Il corteo prosegue ("ma quando arriviamo?" ci chiediamo spesso, come bambini rompiscatole senza papà a poterci rispondere) a lungo, tra le vie di Roma.
Quando, verso le due, siamo arrivati a Piazza della Repubblica, ci saremmo aspettati di tutto, tranne che la manifestazione sarebbe stato un successo. Piazza, neanche enorme, piena per due terzi, piena di oggettistica antiberlusconiana (mascherine, magliette, palloncini, striscioni tra cui l'inimitabile "Berlusconi figlio di Carfagna") ma con meno, molta meno gente di quanto ci aspettassimo. E, dopo il lungo viaggio in pullman e l'arrivo in metropolitana, con lo stomaco semivuoto a gridare vendetta, aspettare un'ora e mezza fermi nella piazza ci ha tolto parecchio dell'entusiasmo iniziale e affaticato parecchio. Alla vana ricerca di un posto dove sedersi, di cestini dove buttare le bottigliette di plastica, di apparenti movimenti della folla in direzione del percorso prestabilito (a noi sconosciuto), tanto da inseguire persone in marcia - "Ecco, partono! Andiamo, andiamo" - che si rivelano miraggio puntualmente disatteso. Un fiumiciattolo di persone in direzione del possibile tragitto, nè più grande nè più convinto degli altri cui avevamo dato fiducia, ci ha convinto a muoverci, a lasciare Piazza della Repubblica per andare ovunque. Le note di "El pueblo unido jama's sera vencido" provenienti da un camion dall'incedere lento circondato da bandiere rosse fanno da sottofondo al nostro avvicinamento al corteo che da piccolo raduno si trasforma a ogni nostro passo in fiume in piena via via più grande di cui non si intravede la fine. Ma allora qualcuno c'è, e a ogni incrocio riusciamo a dare un occhiata più lontano, e ancora non si vede l'asfalto, ma solo bandiere rossa e viola, e striscioni e camioncini e persone che camminano lente, lentissime. Alcune persone si affacciano dai palazzi e dagli alberghi, dalla signora distaccata dell'hotel ai solidali con stracci viola di ordinanza. Il camion vicino a noi amplifica le note dei "Cento passi" dei Modena City Ramblers ed è un coro potente e festoso che ricorda Peppino Impastato e le vittime della mafia, mentre cerchiamo il lato più veloce per procedere in mezzo alla marea di cui non vediamo la fine. Attorno a noi giovani, tantissimi e davvero giovani, in mezzo a cinquantenni e sessantenni: come un salto generazionale, che abbraccia nonni e nipoti, relegando ai genitori un mondo di disinteresse e passività che oggi vogliamo dichiarare finito. Il corteo prosegue ("ma quando arriviamo?" ci chiediamo spesso, come bambini rompiscatole senza papà a poterci rispondere) a lungo, tra le vie di Roma.
"Allora siete in piazza? Ma come, han già parlato Monicelli, Celestini e Ovadia!" mi dicono i miei al telefono, quando noi siamo a metà del corteo. Ma allora siamo tantissimi! Perchè non solo la manifestazione è già iniziata da un pezzo, ma dietro di noi, che siamo lontani dall'arrivare a Piazza San Giovanni c'è una quantità inenarrabile di persone, una valanga che non finisce nemmeno al termine del lungo viale di ingresso a San Giovanni in Laterano. Non facciamo in tempo a chiederci per l'ennesima volta quanto mancherà, quando sentiamo l'eco della voce di Giorgio Bocca: è il momento del nostro ingresso nella Piazza. Mai vista tante gente insieme, questo è sottinteso. Mai vista tanta gente autoconvocata insieme, e questo è fantastico. Mai visti tanti giovanissimi insieme a manifestare, e questa è la vera speranza per il domani, la vera sorpresa, la pià bella probabilmente che avessimo potuto richiedere. Le parole amare di Bocca sono seguite dal grido accorato e disgustato di Ulderico Pesce, bravissimo a denunciare le ipocrisie degli imprenditori italiani che schiavizzano gli immigrati per liberarsene quando non sono più utili. Ma l'intervento clou della parte cui abbiamo assistito - e, ci dicono, della giornata intera - è stato quello di Salvatore Borsellino, fantastico e preciso nei dieci minuti in cui ha fatto vibrare i manifestanti. Decisamente il più applaudito, con il suo grido finale, quasi bestiale: "Resistenzaaa! Resistenzaaa!", l'appello all'Italia pulita a salvaguardare la democrazia, la legalità, la giustizia. Quando inizia a parlare Alessandro Gilioli, il blogger che scrive sull'Espresso, iniziamo ad andarcene: sono le sei meno dieci, e alle sei e mezza abbiamo appuntamento con gli altri a Cinecittà. Metropolitana, ovviamente, stracolma, con ragazzi anch'essi reduci dal No B Day a urlare al megafono gag e esortazioni alla partecipazione. Dei Piero Ricca più autoironici, diciamo. Arriviamo al pullman e ripartiamo, stanchi e contenti.
Ritornando da una manifestazione che qualche significato ce l'ha. Intanto perchè è stata la prima grande manifestazione cui abbiamo partecipato, e insomma, è stata di certo un'emozione. Poi stare insieme ad altre persone che vedono gli aspetti sociali e civili della vita come te è sempre qualcosa di incredibilmente gratificante, un balsamo di riconciliazione con la vita. "Ma allora non siamo gli unici", poi magari dal giorno dopo si torna a essere gli unici, nel proprio piccolo. Però è come un segnale, un invito a non rinchiudersi nelle delusioni che a volte, in maniera piuttosto malata, ci piace anche coccolare. Non affezioniamoci alle nostre delusioni, proviamo, insieme a chi la pensa come noi, a cambiare il mondo, cominciando da noi stessi. L'appello che veniva dalla piazza di ieri era proprio questo: una nuova unità dell'Italia che considera la mafia "una montagna di merda", che vuole una scuola pubblica, l'acqua pubblica, non vuole il ritorno al nucleare, vuole che i diritti dei lavoratori vengano rispettati, vuole che nella vita, professionale e quotidiana, contino le capacità e le qualità umane e non le conoscenze e le parentele e le provenienze e i sessi e gli orientamenti sessuali. In una giornata in cui le sfumature, i diverbi, i contrasti anche insanabili tra le varie anime (vendute al diavolo o meno) della sinistra vengono dimenticati e devono essere dimenticati da una base fatta di persone con idee molto simili su tantissimi temi: e che, nella quasi certezza che molte delle battaglie che abbiamo lanciato le perderemo, ci rende orgogliosi di una differenza morale ed etica che il popolo di ieri ha, abissale, con la destra: la capacità e volontà di scendere in piazza e combattere non per il taglio delle tasse o la caccia al rom, ma per noi e gli altri insieme, per tutti. Per i diritti di chi sta peggio, per i diritti di chi ha meno, per i diritti di chi è diverso. E dopo una giornata del genere, non si può che sentirsi meglio. Ed essere persone migliori.
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avendo anch'io partecipato insieme a te posso affermare che il tuo articolo riassume perfettamente fatti ed
emozioni scuscitati nella/della/dalla enorme massa composta in gran parte da "giovani incazzati".
Come dici tu è stata la prima grande manifestazione a cui abbiamo partecipato, e ovviamente è stata un'emozione grande.
Io in particolare fanciullo italiano medio, mai stato troppo interessato alla politica, ero reticente nei giorni precendeti sabato a partecipare a sto no b-day dato che a scuola avevo un verifica...e dato che boh.. ne sarebbe valsa la pena?... per uno come me poi.. addirittura mi scocciava spendere i soldi per la " grande bazza" del pullman/navetta dell Idv!
Arrivati la, come dici te, scesaaaa..., ma piano piano,nell affluire dentro al corteo (di gente incazzata ma felice di stare insieme )in marcia verso sangiovanni si è accesso qualcosa, qualcosa tipo " che figata tutta sta gente unita... indegna sta enorme balotta mista fighetti/punk-a-bestia/uomini in giaccaecravatta/anziani/bambini che si ritrova a fare qualcosa di cosi serio e importante.. qualcosa che chissa .. magari può cambiare le cose per davvero".
Tutti amichevoli con conoscenti e sconosicuti. Tutti consapevoli di essere amici contro il nemico comune. Tutti determinati.
Questo mio stupore accumulato esplode arrivati in piazza.. SPETTACOLOOO!!
Pesce a me sconosciuto fino a quel momento parla chiaro, conciso e a quanto pare è efficace: sento subito rabbia e indignazione contro le condizioni dei braccianti immigrati e ancor di più contro le centinaia di ispettori statali che i miei genitori pagano inutilmente.
Sento la gente dietro di me dire che siamo in un totale tipo un milione..
Borsellino.. era la seconda volta che lo vedevo/ascoltavo ma di certo la prima che, come dici te, "vibravo" insieme agli altri manifestanti.
E quel vibrare, quei brividi, quell emozione è stata la prova che nè valsa la pena... e molto di più, mi son sentito fortunato. Fortunato di trovarmi la in mezzo spiaccicato,spintonato e sudato, dolorante con un gran cazzo di male ai talloni ( questo mi fa ghignare dirlo) e sempre in punta di piedi per riuscire a intravedere il maxischermo.
Fortunato perchè quella mia improvvisa felicità era inaspettata e per la prima volta veniva da una protesta politica e da tutto ciò che il no B day ha rappresentato: non solo il dissenso degli italiani verso il berlusconismo ma anche una nuova fiducia nel partecipare e carica a resistere ( " resistenzaaaaaaa!!! resistenzaaaa!!!!" di Borsellino, che tra l altro ha fatto anche parecchio ridere la sua espressione mentre urlava) e a lottare contro ciò che ci affligge e non ci sta bene.
In quel libro che mi consigliasti, "Un Uomo" della Fallaci, mi ha sempre colpito quando alekos dice "LA LIBERTÀ È UN DOVERE PRIMA CHE UN DIRITTO". fortunato io che, nonostante tutto,ho partecipato, perchè adesso penso di averne capito un po meglio il significato.
Questo è cio che ho imparato dal NO B DAY e spero sia sufficente a far cambiare me e chi come me tende a dimenticarsi(dunque ad accettare passivamente) dell' importanza e del DOVERE di interessarsi e partecipare alla politica, evitando di essere; come in questo caso, con questo governo, manipolati noi(studenti inascoltati oggi e futuri precari domani)e combattere perchè ciò non avvenga a chi ci vive attorno, a chi è piu sfortunato di noi.
P.S. per non parlare dell' incazzo nel sentire dire alla radio 90 mila persone e vedere LA JUVE RIAPRE IL CAMPIONATO in prima pagina domanica mattina arrivato a casa.