Scandali
Una serie di sfortunati eventi


Aprendo Repubblica del 24 febbraio si notano subito alcune cose: un articolo su un partito mai nato finalmente non rivolto al Pd, uno di Beppe D’Avanzo che parla (incredibile ma vero) di Berlusconi, e una dichiarazione attribuita a Massimo D’Alema (“è ancora l’uguaglianza la sfida globale del centrosinistra”) alla cui fine la redazione si dimentica di aggiungere un punto interrogativo, evitando di chiedersi se certe battaglie siano ancora portate avanti, rendendosi conto che D’Alema e un punto di domanda in una frase stanno sempre bene, quando ad esempio viene chiederci quante volte ha perso, o per ricordarci che carica sta occupando in questo momento, mentre va a disquisire all’estero parlando di giovani generazioni(quella rappresentata da lui e da altri, certo, ma nel 1988) mentre la tv di cui si era appropriato a costo zero, il “giochino” preteso per contrastare la youdem veltroniana, perde d’interesse vista la dipartita del Walter e viene lasciata al suo destino mandando quattordici lavoratori in cassa integrazione. Dettagli, direbbe qualcuno, ma passiamo oltre. Ci sono le regionali, il 28 e il 29 di marzo, e ne scrivo qui un paio di appunti, sull’argomento sarà il mio unico articolo al riguardo, buttando lì qualche pronostico e qualche impressione.
Meglio parlarne ora, di regionali, di candidature e possibili vincitori, visto che solo un mese fa il Pd arrancava in un mare di incertezze, alleanze tra le più disparate, mandati esplorativi e chi ne ha più ne metta. La situazione vista col senno di poi presenta una situazione che, vista con gli occhi di allora, poteva essere molto peggiore, e va dato atto a Bersani di esserne uscito bene(non solo per meriti suoi) e al partito di galoppare verso un risultato che sarà positivo, segnerà un primo trend di crescita dopo il mezzo disastro europeo, e non farà perdere cosi tante regioni al centro sinistra, di questo sono convinto.
Dopo le diatribe in Umbria(tra veltroniani, bersaniani, dalemiani, ecc, in effetti il congresso non è ancora finito) dove per fortuna alla fine si è arrivati a un candidato di tutto rispetto nel nome di Catiuscia Marini, in Puglia(dove il lider Massimo ha fatto e disfatto a suo piacimento, mettendo in confusione perfino sé stesso arrivando ad affermare “in Puglia non ci capisco più niente”) dove si è rasentato il ridicolo per diverse settimane, arrivando infine alle primarie che hanno ufficializzato una verità chiara a tutti da mesi, la vittoria schiacciante di Nichi Vendola e della sua primavera pugliese, mentre tutti i “giovani” mestieranti ex di tutto si perdevano in calcoli matematici di alleanze, diktat di Casini e gradimento di nomi al televoto, ignorando quello che avevano già capito tutti, convinti comunque che la matematica non sia un opinione.
In Lazio, invece, è stata Emma Bonino a tirare il partito democratico fuori dal guscio post Marrazzo in cui si era chiuso da qualche mese,perso anche qui in sogni erotici/incubi notturni su Casini e quella sua percentuale inesistente di “cattolici” che dovrebbero ribaltare chissà quale risultato. Un partito col pallottoliere insomma. Emma ha perso in mano le redini, incassato l’appoggio di Zingaretti e degli ex popolari e lanciato la sfida a Renata Polverini, la candidata che piace a tutti, ma che ora per raggiungere la vittoria dovrà sudare le fatidiche sette camicie.
È passato del tempo, è dura essere obiettivi e riuscire a spiegarsi quello che già non riuscivamo a spiegarci mesi fa, però credo siano ancora attuali le parole di Michele Serra:
“…l’impressione è che buona parte delle esitazioni, delle incertezze, della confusione discenda dall’assenza di scelte politiche nazionali che aiuterebbero a orientarsi localmente. Con chi è alleato, o intende allearsi, il Pd di Bersani? Con l’Idv di Di Pietro o con il centro di Casini e forse Rutelli? Guarda agli elettori moderati, magari anche ai delusi del centrodestra, o intende mantenere il rapporto con l’Idv e recuperare alla sua sinistra l’otto per cento di voti dispersi alle ultime elezioni(più la notevolissima percentuale di astenuti)? Entrambe le scelte sono lecite: in politica prima si gioca, poi si vince o si perde. Ma non essendo assolutamente chiaro quale delle due opzioni prevalga(al di là della genericissima formula “vaste alleanze”, che odora di quell’improvvisato tatticismo tipico di chi non ha strategia), è inevitabile che anche a livello locale prevalga una stordente confusione. E, dentro la confusione, proliferano i personalismi, le scelte narcise o rancorose, e si accentua l’impressione di un partito debole zeppo di ambizioni forti, e gli alleati (vedi Casini)diventano i padroni della situazione anche quando non ne avrebbero il perso elettorale, e addirittura la voglia.”
Credo che Serra abbia spiegato meglio di molti altri com’è andata, e anche se ora la situazione è più chiara e si è riusciti a fare scelte responsabili, credo che queste parole vadano tenute a mente, perché sappiamo che al prossimo giro riaffiorerà questa difficoltà, questo “dilettantismo allo sbaraglio” che attanaglia i dirigenti e che si è impossessato anche del pragmatico Bersani, che ha poi provato a risollevarsi col dopo festival(…).
Proviamo, dunque, ad analizzare la situazione regione per regione:
In Piemonte, Mercedes Bresso è ricandidata contro il capogruppo della Lega alla camera Roberto Cota e dovrebbe vincere, non così facilmente, ma ha lavorato bene e verrà rieletta sicuramente.
In Liguria, viene ricandidato Claudio Burlando, nome che non mi ha convinto in molte sue scelte, contro l’ex governatore del Pdl Sandro Biasotti: regione più che mai in bilico, anche se credo alla fine Burlando ce la farà.
In Veneto vittoria pressoché certa per il ministro Luca Zaia contro Giuseppe Bortolussi e il candidato dell’Udc Antonio De Poli, peccato per il Pd non aver sfruttato l’opzione Laura Puppato, ma in ogni caso il risultato non sarebbe cambiato e dopo Galan il Veneto si conferma storica roccaforte di centro destra. Si rischia anche nel comune di Venezia, dove il ministro Brunetta è favorito e sfida l’avvocato Giorgio Orsoni, sperando in caso di vittoria si dimetta dalla sua carica di ministro.
In Lombardia il risultato è ancora più scontato: Roberto Formigoni è pronto a essere eletto per il suo quarto(!) mandato, nulla potrà lo sfidante del Pd Filippo Penati.
In Emilia Romagna Vasco Errani vincerà facilmente contro la Bernini del pdl e Galletti dell’Udc. Anche in Toscana il Pd la fa da padrone con l’ex assessore alla sanità Enrico Rossi, cosi come in Umbria(Marini), Marche(Gian Mario Spacca) e Basilicata(Vito De Filippo).
Scendendo verso altre regioni il risultato in molte di esse è meno scontato: in Campania dopo il malgoverno di Antonio Bassolino Vincenzo De Luca prova a mantenere la regione contro Stefano Caldoro: ce la farà. In Lazio la sfida tra le due donne si presenta molto affascinante, la mia preferenza è ovviamente per Emma Bonino(di cui però non ho apprezzato la candidatura anche nelle liste lombarde, contro il Pd) ma anche Polverini è un ottima candidata. Il mio pronostico è per una vittoria della Bonino sul filo di lana. In Calabria invece si profila una sconfitta per il governatore uscente Agazio Loiero, a favore del candidato Pdl e sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti Infine resta la Puglia, Nichi Vendola si accinge a essere rieletto contro Adriana Poli Bortone dell’Udc e Rocco Palese del Pdl, checché ne dicano certi scienziati del Pd.
Questa è più o meno la situazione, spero di non essermi sbagliato, tra nomi e alleanze, la campagna elettorale sta per entrare nel vivo ma certi equilibri sembrano già chiari: il mio pronostico per le regionali è 10 a 3 per il centro sinistra. Troppo ottimistico? Assolutamente si, ma ho espresso un parere personale e so che sicuramente qualche regione verrà persa dal centro sinistra, probabilmente un paio tra Liguria Campania e Lazio, e che più probabilmente sarà 8 a 5 il risultato finale. Non parlerò più di regionali, ci sono troppe necessità in questo paese per perdere ancora tempo in questione elettorali, è necessario che gli eletti lavorino e provino a cambiare le cose, muovendosi dal più piccolo comune fino agli scranni più alti di Montecitorio.
Il mio voto non lo dichiaro, non ho ancora deciso e vorrei verificare alcune cose durante questa campagna elettorale. Per ora mi auguro, come ha detto Eugenio Scalfari qualche tempo fa, che “i partiti, disperatamente bisognosi di un rinnovamento, sappiano cogliere l’occasione offerta da queste elezioni regionali, facendo un passo avanti verso l’obiettivo che da tempo hanno smarrito: raccogliere il consenso popolare sulla base di trasparenza e credibilità programmatica; fare da punto di raccordo tra il popolo e le istituzioni; tutelare la Costituzione e lo Stato di diritto. Questo dovrebbe essere il compito dei partiti, non quello di occupare le istituzioni e costituirsi come pura casta di potere.”
P.S. Le cose che vorrei verificare riguardano principalmente questo problema (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6899), ovvero la legge numero 165 del 2004 che impedisce la terza candidatura per i governatori, in questo caso riguardante Errani e Formigoni, che non mi sembra un problema da nulla. Ne stanno discutendo negli ultimi tempi in pochi, cercando di riflettere sulla retroattività e l’applicazione della legge, e credo sia vergognoso che i partiti, avendo entrambi un interesse a non farlo, non ne parlino e non spieghino la loro opinione né i criteri che hanno usato nella conferma delle candidature. Triste, molto triste.
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