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Libri d'estate

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Bellavoglia - Temi liberi e risate

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Dopo la pausa estiva di bellavoglia, scrivo di due libri che ho avuto l'occasione di leggere. Il primo è "Nostalgia del futuro" di Giuseppe Civati, uno dei politici più in gamba delle nuove generazioni. Bravo come politico, pessimo come saggista (il titolo poteva anticiparmelo, effettivamente). Un manifesto d'intenti, lungo 120 pagine ma senza uno straccio di contenuto: dopo l'oretta e mezza di lettura, non rimane un'idea, una proposta concreta portata avanti da Pippo. Un concentrato - in realtà estremamente diluito viste il rapporto tra intensità del contenuto ed estensione del contenitore - di veltronismo (culturale più che politico), di buone intenzioni e di grandi e ritrite banalità: della serie, "dobbiamo tornare al contatto con le persone", ma và. Insomma, ve lo sconsiglio, molto meglio leggere Civati a piccole dosi sul suo blog - anche se lo stile pieno di virgole, incisi, asterischi, appendici, notine, peraltro, visto anche, occhiolini e vezzi vari rimane - o guardarsi dei video su youtube.
Il secondo libro, decisamente più bello, è "Qualcuno era comunista" di Luca Telese, ex giornalista del Giornale e attuale redattore del Fatto Quotidiano (e di questa nuova grande iniziativa parleremo eccome), che sul suo profilo su Facebook si definisce "comunista berlingueriano". Racconta le vicende che hanno coinvolto il più grande partito di opposizione del dopoguerra dal 1989 al 1991, i due anni che hanno portato alla sua scomparsa, o per meglio dire alla sua evoluzione (o involuzione, a seconda dei punti di vista) in Pds (e successivamente Ds e Pd) da una parte e Rifondazione dall'altra. Oltre 700 pagine che scorrono velocissime grazie a un'impostazione romanzata, piena di flashback e ritratti, con una particolare attenzione alle vicende cilene del '73. Dal libro traspare la contrarietà dell'autore a quella che venne chiamata la Svolta, scorgendovi una sorta di pluriparricidio dei quarantenni dell'epoca (che sono poi i sessantenni di oggi, esattamente dov'erano allora: D'Alema, Veltroni, Fassino in primis) nei confronti dei grandi vecchi che avevano reso grande il Pci (Pietro Ingrao su tutti, ovviamente) e l'assenza di ideali e tensioni emotive, politiche, morali all'altezza di ciò che il vecchio partito evocava. A vent'anni di distanza possiamo dire che non si sbagliava.

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